Gastrite – Come si cura

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Il trattamento terapeutico della gastrite si articola su terapie farmacologiche, atte ad intervenire direttamente sugli squilibri chimici che interessano le mucose gastriche oltre che per combattere l’eventuale infezione da Helicobacter pylori, e terapie preventive riguardo le abitudini alimentari e di vita, principali fattori di rischio responsabili dell’insorgenza, oltre che della progressione, dei vari stadi di gastrite.

La terapia farmacologica varierà a seconda delle necessità, intervenendo con uno screening specifico su ogni casistica, così per il trattamento della gastrite in fase acuta di ricorrerà semplicemente alla sospensione di terapie precedentemente prescritte sulla base di FANS, come ad esempio l’aspirina, associandovi il consumo di antisecretivi gastrici, ovvero PPI, inibitori di pompa protonica utili per ridurre le secrezioni acide che, col perforamento o la semplice lesione della mucosa, possono aggravare il quadro clinico. Tra questi, i più frequenti sono l’omeprazolo, il lansoprazolo, il rabeprazolo, l’esomeprazolo, ed il pantoprazolo, oltre i quali viene consigliato l’utilizzo di antiacidi, che diversamente da questi ultimi si occupano di neutralizzare l’acidità di stomaco, inibendo possibili effetti collaterali. In caso si sia accertata, a seguito di una serie di analisi, la presenza di Helicobacter pylori, il trattamento verrà stilato per l’assunzione di antibiotici ad ampio spettro, tra i quali spiccano l’amoxicillina, la claritromicina, il metronidazolo e le tetracicline, con durate variabili in base ai protocolli ed alla resistenza del ceppo stesso, sebbene la terapia non scena mai sotto i 7 giorni di assunzione minima.

A queste si associano poi gli interventi correttivi sullo stile di vita, agendo sulle piccole abitudini, dagli irrilevanti effetti singoli che però sommati nel complesso possono contribuire ed essere responsabili dell’insorgenza dell’infiammazione gastrica. Il provvedimento più noto riguarda il quantitativo di assunzione di cibo, suggerendo pasti ridotti ma più frequenti, per compensare l’iniziale mancanza, oltre ad una corretta masticazione, ove fosse necessario,  spesso mal praticata dai moderni e veloci ritmi lavorativi, spingendo i soggetti a pranzi veloci ed a volte persino abbondanti senza concedere ai fisiologici processi digestivi i naturali tempi di smaltimento. In alcuni casi è necessario orientarsi verso l’eliminazione di alcool, la cui dipendenza legata al consumo di carni grasse, bibite gassate e condimenti eccessivi rappresenta il principale pericolo per le maggiori patologie a carattere gastrico.

Un fattore importante può divenire anche lo stress, capace di generare una gastrite nervosa, una forma sintomatica che può peggiorare il quadro clinico non facilitando di certo la ripresa e la guarigione, specialmente se soggetti ad una delle abitudini appena elencate

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